Sindrome da distress respiratorio acuto secondario a Covid-19 o a influenza A da H1N1: le differenze di presentazione clinica

Pneumologia

Tra i pazienti con sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), quelli con polmonite Covid-19, rispetto a quelli con polmonite legata a virus influenzale A H1N1 hanno mostrato manifestazioni cliniche di malattia differenti e si sono caratterizzati (contrariamente alle attese) per una ridotta severità di malattia ed una riduzione della mortalità. Lo dimostrano i risultati di uno studio retrospettivo cinese, condotto in concomitanza con il primo focolaio di infezione da nuovo Coronavirus in Cina, pubblicati sulla rivista Chest che, però, necessitano di conferme in studi prospettici caso-controllo di dimensioni numeriche più appropriate.

Tra i pazienti con sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), quelli con polmonite Covid-19, rispetto a quelli con polmonite legata a virus influenzale A H1N1 hanno mostrato manifestazioni cliniche di malattia differenti e si sono caratterizzati (contrariamente alle attese) per una ridotta severità di malattia ed una riduzione della mortalità.

Lo dimostrano i risultati di uno studio retrospettivo cinese, condotto in concomitanza con il primo focolaio di infezione da nuovo Coronavirus in Cina, pubblicati sulla rivista Chest che, però, necessitano di conferme in studi prospettici caso-controllo di dimensioni numeriche più appropriate.

Disegno dello studio e risultati principali
L'obiettivo di questo lavoro è stato quello di mettere a confronto le diverse presentazioni cliniche osservate in pazienti con ARDS e infezione da SARS-CoV-2 rispetto ai pazienti con ARDS e infezione da H1N1 allo scopo di ottenere informazioni utili per la loro diagnosi differenziale.

A tal scopo, i ricercatori hanno condotto uno studio retrospettivo caso-controllo dove hanno confrontato le presentazioni cliniche, le caratteristiche all'imaging, i trattamenti e le prognosi di due coorti di pazienti con ARDS.

Nello specifico, una coorte includeva 73 pazienti con Covid-19 ospedalizzati a Wuhan in Cina, epicentro dell'epidemia (poi divenuta pandemia) di SARS-CoV-2, tra il 24 dicembre dello scorso anno e il 7 febbraio dell'anno corrente. La seconda coorte, invece, includeva 75 pazienti con polmonite associata ad influenza sostenuta da virus H1N1, ospedalizzati a Pechino tra il mese di marzo del 2016 e il mese di dicembre dello scorso anno.

Dall'analisi dei dati è emerso che i pazienti con Covid-19, rispetto a quelli con H1N1, erano generalmente più anziani (età mediana: 67 vs. 52 anni; p<0,001) e con probabilità maggiori di soffire di shock settico all'ospedalizzazione (31,5% vs. 13,3%; p<0,001), per quanto avessero un punteggio SOFA più basso (2 vs.5) (NdR. Il Sequential Organ Failure Assessment score viene utilizzato per monitorare le condizioni di un paziente ricoverato in un reparto di terapia intensiva e determina l'entità della funzione d'organo di un paziente), come pure in punteggio APACHE II ridotto (11 vs. 14; p<0,001) (NdR: the Acute Physiology and Chronic Health Evaluation è un punteggio finale somma di 2 distinti punteggi in funzione dell'età del paziente: Acute Physiology Score (APS) e Chronic Health Points (CHP), quindi calcola il rischio di morte in percentuale).
In termini di sintomatologia, se febbre, tosse e dispnea sono risultati comuni nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e H1N1, nei primi era meno probabile l'osservazione di tosse produttiva (53,4% vs. 78,7%; p=0,002), mentre era più probabile il riscontro di fatigue (63% vs. 18,7%; p<0,001), mialgia (37% vs. 6,7%; p<0,001) e di sintomatologia gastrointestinale (34,2% vs. 14,7%; p=0,007).

Non solo: la mediana del rapporto della pressione parziale di ossigeno rispetto alla frazione di ossigeno inspirata è risultata più elevata nei pazienti con ARDS e Covid-19 rispetto a quelli infettati da H1N1 (198,2 mmHg vs. 107 mmHg; p<0,001).

Anche la TAC del torace ha rivelato l'esistenza di differenze tra le due coorti in studio, con “opacità a vetro smerigliato” più frequente tra i pazienti con Covid-19 (94,5% vs. 45,3%; p<0,001) e consolidamenti polmonari più frequenti nei pazienti con polmonite associata a H1N1 (p=0,042).

Anche sul fronte della terapia sono state documentate differenze tra i due gruppi in studio: i pazienti con Covid-19 erano stato maggiormente sottoposti ad un ampio ventaglio di terapie antivirali rispetto ai pazienti H1N1. Quanto ai glucocorticoidi, questi erano stati somministrati nel 79,5% dei pazienti Covid-19 rispetto al 49,3% di quelli H1N1.

Passando alla terapia di supporto ventilatorio, invece, il 67,1% dei pazienti Covid-19 era stato sottoposto a terapia dell'ossigeno convezionale come terapia di supporto iniziale, mentre l'89,7% dei pazienti H1N1 era stato sottoposto a ventilazione meccanica (p<0,001).

Al tempo di pubblicazione dello studio, il 17,6% dei pazienti Covid-19 è rimasto in ospedale. Nel complesso, il 28,8% dei pazienti con Covid-19 e il 34,7% di quelli H1N1 è andato incontro ad esito fatale (p=0,483). Dopo aggiustamento dei dati in base al punteggio SOFA, invece, la mortalità è risultata significativamente più elevata nei pazienti H1N1 rispetto a quelli Covid-19 (RR=2,009; IC95%= 1,563-2,583).

I limiti dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso alcuni limiti intrinseci del loro lavoro, quali la natura retrospettiva, l'impiego di due coorti monocentriche indipendenti di pazienti e la maggiore severità in partenza dei pazienti con H1N1.

Inoltre, i ricercatori hanno sottolineato come più di un terzo dei pazienti con Covid-19 fosse già ospedalizzato al tempo della presentazione del manoscritto del lavoro per la pubblicazione, ragion per cui non si può escludere una sottovalutazione della mortalità reale in questo gruppo.

NC

Bibliografia
Tang X, et al. Comparison of Hospitalized Patients with Acute Respiratory Distress SyndromeCaused by COVID-19 and H1N1 Chest. 2019;doi:10.1016/j.chest.2020.03.032.
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