Sindrome distress respiratorio acuto associata a Covid-19, un aiuto dall'attivatore tissutale del plasminogeno? Al via nuovo studio

Pneumologia

Ricercatori Usa hanno proposto una misura di arresto che, a loro parere, potrebbe essere di aiuto nei pazienti con Covid-19 e sindrome da distress respiratorio acuto. Questa prevede il ricorso ad un farmaco attualmente utilizzato per il trattamento dei coaguli sanguigni (tPA) che, stando ai risultati delle osservazioni provenienti dal loro studio pubblicato su Trauma and Acute Care Surgery, potrebbe essere di aiuto nei casi in cui il ventilatore Ŕ insufficiente o non disponibile.

Ricercatori Usa hanno proposto una misura di arresto che, a loro parere, potrebbe essere di aiuto nei pazienti con Covid-19 e sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS). Questa prevede il ricorso ad un farmaco attualmente utilizzato per il trattamento dei coaguli sanguigni che, stando ai risultati delle osservazioni provenienti dal loro studio pubblicato su Trauma and Acute Care Surgery, potrebbe essere di aiuto nei casi in cui il ventilatore è insufficiente o non disponibile.

Attualmente, 3 ospedali in Massachusetts e Colorado, negli Usa, stanno mettendo a punto dei piani per testare questo approccio in pazienti critici Covid-19. Il farmaco in questione, ovvero il tPA (attivatore del plasminogeno), viene comunemente somministrato ai pazienti che vanno incontro ad attacco cardiaco e ad ictus e l’approccio testato si basa sui dati emergenti dalla Cina e dal nostro Paese secondo i quali i pazienti con Covid-19 presentano disturbi seri della coagulazione che stanno contribuendo alla loro insufficienza respiratoria.

I presupposti dello studio
In uno studio su larga scala relativo all’epidemia di Covid-19 a Wuhan, in Cina, era stato osservato come il 5% dei pazienti necessitasse di terapia intensiva, mentre il 2,3% avesse bisogno di un ventilatore. Molti medici e addetti alla sanità Usa sono preoccupati per la possibilità che non vi siano ventilatori sufficienti da utilizzare per tutti i pazienti Covid-19 che necessitano di questo supporto. Di qui la necessità di identificare approcci di trattamento aggiuntivi.

L’approccio terapeutico proposto nel nuovo studio si basa su molti anni di ricerca spesi nel comprendere cosa accade nei polmoni in presenza di insufficienza respiratoria.
In questi pazienti, è frequente la formazione di coaguli sanguigni a livello polmonare (microtrombi). Questi ultimi impediscono al sangue di raggiungere gli spazi respiratori polmonari, dove hanno luogo i processi di ossigenazione del sangue.

I ricercatori son partiti dall’ipotesi che il tPA, che è utile nel dissolvere i coaguli sanguigni, potrebbe rivelarsi vantaggioso nei pazienti con ARDS. tPA converte il plasminogeno in plasmina, che è in grado di rompere questi coaguli ed è spesso somministrato in ampie quantità nei pazienti con attacco cardiaco o ictus proprio al fine di dissolvere il coagulo che ne è causa scatenante.

Esperimenti condotti su un modello animale e, ad oggi, un unico trial clinico condotto nell’uomo, hanno mostrato i benefici potenziali di questo approccio nel trattamento dell’ARDS.
Nell’unico trial clinico sull’argomento, pubblicato nel 2001, 20 pazienti in insufficienza respiratoria dopo trauma o sepsi sono stati sottoposti a trattamento con farmaci attivatori del plasminogeno (urochinasi o streptochinasi, ma non tPA). Tutti i pazienti erano affetti da ARDS così severa che si riteneva non potessero sopravvivere, e invece il 30% di questi non è andato incontro a decesso dopo il trattamento.

Questo è il solo studio pubblicato in letteratura ad avere utilizzato gli attivatori del plasminogeno nell’uomo, in quanto il miglioramento delle strategie basate sull’impiego di ventilatori è stato tangibile. Purtroppo questo non sembra essere il caso per molti pazienti con Covid-19. Di qui l’idea di rispolverare i vecchi studi e di sperimentare tPA nei pazienti con Covid-19, suffragata anche dall’osservazione in questi pazienti di tempeste infiammatorie e coagulopatie anomale a livello polmonare. Studi autoptici, inoltre, hanno documentato come i pazienti deceduti con Covid-19 presentassero danno tissutale legato all’infiammazione, probabilmente un fattore che ha contribuito alla formazione di coaguli.

“Le osservazioni provenienti dai nostri colleghi delle terapie intensive in Europa e a New York (Usa) ci dicono che molti pazienti critici Covid-19 sono caratterizzati da ipercoagulazione, in aggiunta all’insufficienza respiratoria – commentano gli autori del nuovo studio -.

Le attese sui benefici potenziali del trattamento
I ricercatori testeranno tPA secondo la modalità “uso compassionevole” prevista dall’ente regolatorio statunitense, un’opzione di trattamento utilizzabile nei casi in cui non ci siano alternative terapeutiche.

Lo studio sarà finanziato da BARDA [the Biomedical Advanced Research and Development Authority], mentre Genentech, l’azienda produttrice di tPA, ha già donato il farmaco per il trial iniziale, dicendosi pronta ad espandere tempestivamente l’accesso alla molecola in caso di risposta incoraggiante iniziale da parte dei pazienti sottoposti a trattamento.

Il farmaco verrà somministrato sia endovena che instillato direttamente nelle vie aeree respiratorie. La via di somministrazione endovena è attualmente utilizzata per il trattamento dei pazienti soggetti ad attacco cardiaco e ictus.

L’idea è di somministrare una dose del farmaco tempestivamente, nel giro di 2 ore, seguita da una dose equivalemte a distanza di 22 ore, ma si pensa di coinvolgere un’azienda spin-off del MIT per la messa a punto di modelli computazionali che possano essere d’aiuto nel definire i programmi di dosaggio del farmaco.

NC

Bibliografia
Moore HB et al. Is There a Role for Tissue Plasminogen Activator (tPA) as a Novel Treatment for Refractory COVID-19 Associated Acute Respiratory Distress Syndrome (ARDS)?. Journal of Trauma and Acute Care Surgery: March 20, 2020 - Volume Publish Ahead of Print - Issue –
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