Sindrome overlap asma-BPCO, bene omalizumab in studio osservazionale

Omalizumab riduce le esacerbazioni asmatiche e migliora il controllo dei sintomi nei pazienti con sindrome da overlap asma-BPCO ad un livello paragonabile a quanto osservato nei pazienti con asma ma non rispetto a quanto visto nei pazienti con BPCO. Queste le conclusioni di un ampio studio osservazionale prospettico, recentemente presentato nel corso dell'edizione 2017 del Congresso CHEST, tenutosi quest'anno a Toronto, in Canada.

Omalizumab riduce le esacerbazioni asmatiche e migliora il controllo dei sintomi nei pazienti con sindrome da overlap asma-BPCO ad un livello paragonabile a quanto osservato nei pazienti con asma ma non rispetto a quanto visto nei pazienti con BPCO.

Queste le conclusioni di un ampio studio osservazionale prospettico, recentemente presentato nel corso dell'edizione 2017 del Congresso CHEST, tenutosi quest'anno a Toronto, in Canada.

Nello specifico, mentre i pazienti con BPCO sperimentano, generalmente, un declino polmonare della funzione polmonare, un certo numero di pazienti di questo studio, con sindrome overlap asma-BPCO, ha visto preservata la funzione polmonare dopo 48 settimane di trattamento con omalizumab.

PROSPERO (Prospective Study to Evaluate Predictors of Clinical Effectiveness in Response to Omalizumab), questo il nome dello studio presentato che, a differenza di molti studi condotti sull'asma, non ha escluso pazienti affetti in modo concomitante con BPCO, è uno studio prospettico, multicentrico, osservazionale, della durata di 48 settimane, condotto su 806 pazienti di età uguale o superiore a 12 anni che avevano iniziato un trattamento con omalizumab per curare una condizione asmatica severa di natura allergica.

Il controllo dei sintomi dell'asma è stata effettuato a cadenza mensile mediante il noto test ACT (the Asthma Control Test).

L'identificazione della sindrome da overlap asma-BPCO è avvenuta sulla base di 2 approcci: 1) una storia medica positiva di asma e BPCO o 2) una storia medica di asma (ma non di BPCO), un consumo di almeno 10 pacchetti/anno di sigarette e un rapporto FEV1/FVC inferiore a 0,7.

Su 728 pazienti dello studio inclusi in questa analisi secondaria, 56 sono stati classificati come affetti da sindrome da overlap asma-BPCO in base alla prima definizione sopra indicata (coorte A) e 59 in base alla seconda (coorte B). Trantasette pazienti erano affetti da sindrome di overlap sulla base di entrambe le definizioni utilizzate.

I pazienti non affetti da sindrome da overlap avevano un'età media di 50 anni, mentre l'età media dei pazienti delle coorti A e B era pari, rispettivamente, a 57,6 e a 55 anni. In tutti i gruppi era possibile registrare tre o più esacerbazioni di malattia nei 12 mesi precedenti l'avvio del trattamento con omalizumab, come pure osservare punteggi ACT iniziali inferiori a 15, ad indicare che i pazienti erano tutti sintomatici. Passando ai risultati, è emerso che “...tutti i gruppi sono andati incontro a riduzione dei tassi di esacerbazione a 12 mesi e non differivano per l'avere al loro interno casi di sindrome da overlap nella coorte A o B o nessun caso di questa sindrome”.

Nello specifico, il numero di esacerbazioni asmatiche si è ridotto, dai livelli iniziali a 12 mesi, da 3 o più episodi nei gruppi con sindrome da overlap o meno, ad 1,1 episodi.

Non solo: in tutti i tre gruppi di pazienti è stato documentato un miglioramento clinicamente significativo dei punteggi ACT, con valori pari, rispettivamente, a 4,1, 4,7 e 4,4 unità per le coorti A B di pazienti con sindrome da overlap asma-BPCO e per quelli non affetti da sindrome da overlap.

La FEV1 post-broncodilatazione è migliorata, alla fine dello studio, di 36 mL nella coorte A di pazienti con sindrome da overlap e di 23 mL nella coorte di pazienti con affetti da sindrome da overlap.

Al contrario, è stata documentata una riduzione di 14 mL della FEV1 post-broncodilatazione nella coorte B di pazienti con sindrome da overlap, un dato spiegato dai ricercatori dalla presenza, in questi pazienti, di ostruzione fissa delle vie aeree respiratorie e storia di tabagismo”.

Infine, per quanto riguarda la safety, non sono emersi nuovi eventi avversi rispetto a quelli già noti legati all'impiego di omalizumab.
In conclusione, i risultati di questo studio, condotto nella pratica clinica reale, dimostrano che i pazienti con sindrome da overlap asma-BPCO sperimentano una riduzione degli episodi di esacerbazione asmatica e un miglioramento del controllo dei sintomi dell'asma dopo 12 mesi di trattamento con omalizumab.
Lo studio è uno dei più ampi studi osservazionali finora condotti in questa tipologia di pazienti e, come hanno sottolineato i ricercatori alla fine della presentazione del lavoro, “...incoraggia lo studio o la rivisitazione delle terapie attualei impiegate nell'asma e nella BPCO in popolazioni diverse da quelle ideali impiegate nei trial clinici, proprio perchè provenienti dalla pratica clinica reale”.

NC

Bibliografia
Hanania N et al. Decreased Exacerbations and Improvement in Asthma Symptom Control in Asthma COPD Overlap Treated With Omalizumab: Data From the Prospero Cohort Study. CHEST 2017; October 2017Volume 152, Issue 4, Supplement, Page A776
Leggi