Dosi superiori di suvorexant,  fino a due volte la dose massima approvata negli Stati Uniti per il trattamento dell'insonnia, non hanno effetti clinicamente significativi sulla respirazione nei pazienti con Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) lieve o moderata.  È quanto sostengono gli autori di uno studio pubblicato su Respiratory Medicine.

È noto da tempo che i pazienti con Bpco hanno un sonno disturbato e sembra che per il 17% di questi pazienti l’insonnia sia una condizione di comorbidità.
Esistono delle preoccupazioni sulla somministrazione di sedativi/ipnotici nei pazienti con una funzione respiratoria compromessa  poiché questi farmaci, che si legano al recettore benzodiazepinico dell’acido gamma amino butirrico (Gaba), possono potenzialmente causare una depressione del centro respiratorio e una riduzione del tono muscolare nelle vie aeree superiori.

La ricerca suggerisce che ci potrebbero essere degli agonisti dei recettori benzodiazepinici che salvaguarderebbero la sicurezza respiratoria, di conseguenza dovrebbe essere valutata la sicurezza respiratoria di nuovi agenti che promuovono il sonno.

Gli antagonisti dei recettori dell’orexina, importante neurotrasmettitore che svolge un ruolo nel ritmo sonno-veglia, rappresentano un nuovo approccio al trattamento dell’insonnia.

Al contrario degli agonisti dei recettori delle attuali benzodiazepine utilizzati a tale scopo, che favoriscono il sonno aumentando la funzione del neurotrasmettitore Gaba, gli antagonisti del recettore dell’orexina attenuano il sistema di controllo della vigilanza permettendo così di dormire.

Poiché i neuroni dell’orexina proiettano in porzioni del sistema nervoso che includono i centri di controllo della respirazione, si pensa che questo neurotrasmettitore possa avere un ruolo anche nella regolazione della respirazione.

A tale scopo i ricercatori hanno valutato se il suvorexant, antagonista dei recettori dell'orexina sviluppato per la cura dell'insonnia primaria, e approvato dalla Food and Drug Administration alla dose di 10 mg, con un possibile aumento fino ad un massimo di 20 mg una volta al giorno, potesse provocare disturbi respiratori del sonno nei pazienti con Bpco.

Lo studio, randomizzato, in doppio cieco, placebo controllato, in cross over, è stato condotto in 9 laboratori del sonno negli Stati Uniti e ha previsto due periodi di trattamento, ognuno comprendente 4 giorni di trattamento.

I 25 partecipanti allo studio erano pazienti affetti da Bpco, di età compresa tra i 18 e gli 85 anni, con limitazioni del flusso aereo, da lievi a moderati sulla base dei criteri Gold (Global Initiative for Obstructive Lung Disease). Nei due periodi che hanno caratterizzato lo studio, i pazienti di età inferiore ai 65 anni hanno ricevuto 40 mg di suvorexant mentre coloro che avevano superato quest’età hanno ricevuto 30 mg del farmaco.

Come endpoint primario è stata misurata la funzione respiratoria durante il sonno mediante saturazione dell’ossigeno utilizzando la pulsossimetria, (SpO2), mentre l’endpoint secondario era l’indice di apnea-ipopnea (Ahi).

Dai dati ottenuti nel periodo di studio, è stato possibile osservare che non si aveva alcun effetto del trattamento a seguito di singole o multiple dosi di suvorexant, sia sulla saturazione dell’ossigeno sia sull’indice di apnea-ipopnea; nello specifico la media del SpO2 durante il tempo totale del sonno non presentava differenze tra i pazienti trattati e non sia al 1° che al 4° giorno (1 ° giorno: suvorexant = 93.14%, placebo = 93.24%, [Ic 90%: -0,50, 0,31]; 4 ° giorno: suvorexant = 93.38%, placebo = 92.99%, [Ic 90%: -0,12, 0,91]).

Anche l’indice Ahi non presentava differenze clinicamente significative tra i pazienti che avevano ricevuto suvorexant rispetto a quelli a cui era stato somministrato il placebo, sia al 1 ° giorno (differenza = 0,72 [Ic 90%: -0,60, 2,04]) sia al 4 ° giorno (differenza = 2.05 [Ic 90%: 0,33, 3,77]).

In conclusione, questi risultati suggeriscono che le dosi di suvorexant, fino a due volte la dose massima approvata per il trattamento dell'insonnia negli Stati Uniti, non hanno effetti clinicamente significativi sulla respirazione, nei pazienti con Bpco da lieve a moderata.

Tuttavia, ad oggi non vi è alcuna esperienza clinica con suvorexant nei pazienti con grave Bpco o con malattia più lieve durante gli episodi di riacutizzazione. “Oltretutto, vi è la variabilità inter- e intra-individuale negli effetti respiratori” aggiungono gli stessi ricercatori, concludendo “Pertanto, suvorexant deve essere usato con cautela nei pazienti con funzione respiratoria compromessa e alla più bassa dose efficace”.

Monica Guarini


Hong Sun et al.  Effects of Suvorexant, an Orexin Receptor Antagonist, on Breathing during Sleep In Patients with Chronic Obstructive Pulmonary Disease. Respiratory Medicine 2015.

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