Tabagisti: in Italia 11 milioni e mezzo con 80 mila morti per anno. Arrivano le linee guida per trattare la dipendenza dal fumo

Pneumologia

Poco dopo l'entrata in vigore della Legge Sirchia, che nel gennaio di quindici anni fa vietava il fumo nei luoghi pubblici chiusi e privati aperti al pubblico, i fumatori in Italia erano diminuiti sensibilmente, ma oggi i tabagisti sono ancora 11 milioni e 600 mila, contro i 12 milioni e 570 mila del 2005: circa un milione in meno. Le stime arrivano da un rapporto Doxa, commissionato dall'Istituto Superiore di Sanitą. 

Poco dopo l’entrata in vigore della Legge Sirchia, che nel gennaio di quindici anni fa vietava il fumo nei luoghi pubblici chiusi e privati aperti al pubblico, i fumatori in Italia erano diminuiti sensibilmente, ma oggi i tabagisti sono ancora 11 milioni e 600 mila, contro i 12 milioni e 570 mila del 2005: circa un milione in meno. Le stime arrivano da un rapporto Doxa, commissionato dall’Istituto Superiore di Sanità.

«Rapporto che – precisa lo pneumologo Vincenzo Zagà, presidente della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB) durante il 19° Congresso nazionale della Società Italiana di Tossicologia (SITOX) in corso a Bologna – misura un campione di persone dai 15 anni di età in su, mentre sappiamo che i giovani cominciano a fumare prima». Il medico ha quindi illustrato le nuove «Linee guida per il trattamento della dipendenza da tabacco 2000», coordinate dall’European Network for Smoking and Tobacco Prevention (ENSP).

Partiamo dal dato più allarmante: sono circa 80mila i decessi l’anno per patologie correlate al fumo. Dunque, come smettere? La semplice volontà dell’individuo di interrompere la dipendenza – si legge nelle Linee Guida –, vale a dire il «fai-da-te» funziona solo nell’1-3% dei casi. Più efficace il counseling. Zagà spiega che tutti gli operatori sanitari (medici, psicologi, infermieri, farmacisti) sono autorizzati ad applicare la «scaletta» delle Linee guida 2020, che partono da un approccio comunicativo, prima che farmacologico, sia per capire le motivazioni della dipendenza, sia verificare quanto il paziente vorrebbe essere aiutato, per fare breccia nell’apertura che, eventualmente, si individua. Il resto lo fa la psicoterapia.

Ma quanto è efficace il counseling motivazionale? «Dipende dalla disponibilità del paziente – spiega lo pneumologo –. Ma aumenta in particolari situazioni: dell’8% nelle gestanti, del 21% nei maschi con alto rischio di cardiopatie e del 36% in pazienti che hanno già avuto un infarto miocardico». Se il fumatore è disposto a proseguire nel cambiamento, gli vengono proposti esami diagnostici, come prove del respiro ed elettrocardiogramma per valutare l’impatto del fumo sulla sua salute.

Le Linee Guida ci mettono a disposizione tre farmaci di prima linea efficaci nella terapia del tabagismo, capaci di aumentare l’efficacia, a un anno fino, fino a quattro volte se associati al counseling. A disposizione abbiamo diversi sostituti nicotinici: gomme da masticare, cerotti, compresse sublinguali, spray. In alternativa il Bupropione, che ha ancora un certo successo: se il placebo si attestava al 23% e i sostituti della nicotina al 36%, il Bupropione a lento rilascio arriva al 49%. Meglio ancora in associazione: sostituto della nicotina e Bupropione, efficaci nel 58% dei casi. Il terzo farmaco di prima linea è la Vareniclina che risulta essere più efficace dei precedenti. Il problema di tutte le dipendenze sono le ricadute e in questo caso molecole come la vareniclina, e gli stessi cerotti, aiutano a ridurre le ricadute.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riferiti dal presidente SITAB, fatti 100 i tumori polmonari, il 90-95% è dovuto al fumo, la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva ne è effetto nel 80-85% dei casi, mentre su 100 patologie cardio-vascolari il 20-25% è da attribuire ancora alle sigarette. «Per curare i fumatori, secondo gli ultimi dati – conclude Zagà – nel 2017 sono stati spesi 277 milioni di euro per ricoverare pazienti con tumore polmonare, 23 milioni per pazienti con tumore al pancreas e 74 milioni per tumori alla vescica». La spesa per patologie fumo-correlate tiene conto delle cure ospedaliere, ambulatoriali, riabilitazione e spesa farmaceutica, ma anche dei costi indiretti e cioè mortalità precoce, assenteismo e pensionamento precoce.