Terapia personalizzata della BPCO più vicina grazie ai dati longitudinali di ECLIPSE

Pneumologia
La personalizzazione della terapia della BPCO resta ancora un obiettivo da raggiungere che però è più vicino anche grazie all’analisi longitudinale dello studio ECLIPSE (Evaluation of COPD Longitudinally to Identify Predictive Surrogate Endpoints). E’ quanto sostengono gli autori di questo importante trial, coordinati da Jørgen Vestbo Department of Respiratory Medicine, Odense University Hospital, Odense, Danimarca.

L’ECLIPSE aveva valuta per 3 anni l’evoluzione della BPCO in 2.164 soggetti con malattia stabilizzata di cui 337 fumatori e 245 mai fumatori. Lo studio aveva riscontrato che le manifestazioni della BPCO sono altamente variabili e che il grado di ostruzione al flusso aereo non cattura l’eterogeneità di questa malattia.

A distanza di 4 anni dalla pubblicazione del trial gli autori hanno voluto rianalizzare i dati offrendo alla comunità scientifica la loro prospettiva clinica sulle ricadute di questo studio. Aspetto importante è il riscontro di diversi sottotipi o fenotipi che dir si voglia dei pzienti con BPCO.

«Abbiamo riscontrato una sorprendente eterogeneità tra i pzienti con BPCO, con scarse correlazioni tra FEV1, sintomi, qualità della vita, outcome funzionali e biomarker», afferma Vestbo. La presenza di un’infiammazione sistemica è stata riscontrata solo in una quota dei pazienti analizzati e non si correlava con le caratteristiche basali della malattia o con la progressione del disturbo, però ha aggiunto un valore prognostico ai fini della mortalità.

«Il dosaggio di alcuni parametri di infiammazione permette di individuare un fenotipo di pazienti con BPCO caratterizzato da uno stato infiammatorio persistente», sostengono gli autori. Che aggiungono: «Abbiamo caratterizzato il cosiddetto inflammasoma del paziente con BPCO, nel quale si osserva la persistenza nel tempo della presenza di quattro marker infiammatori: una conta leucocitaria incrementata, alti valori  di Hs-CRP, di IL-6 e di fibrinogeno».

Come detto, non tutti i pazienti con BPCO presentano un quadro di infiammazione sistemica perenne: il 30% è persistentemente non infiammato; il 20% ha un’infiammazione continua e il 50% ha un quadro misto. «Abbiamo visto come i pazienti con persistenza di uno stato infiammatorio siano a prognosi peggiore rispetto a quelli senza infiammazione continua, con tasso di esacerbazioni e mortalità praticamente raddoppiato», prosegue Vestbo.

Sono soprattutto i soggetti fumatori e in sovrappeso a presentare un quadro di infiammazione persistente. Il dosaggio dei marker infiammatori può quindi avere un’utilità non solo nel guidare la terapia, personalizzandola, in base al fenotipo di BPCO, ma anche nel valutare gli effetti di un trattamento.

«Un altro aspetto significativo dell’ECLIPSE è stata la conferma dell’esistenza  del fenotipo di frequente riacutizzatore, in cui i soggetti presentano due o più esacerbazioni della malattia per anno», sottolinea il clinico danese.

Lo studio ha confermato che il rischio di riacutizzazione aumenta con il ridursi del FEV1 e che la presenza di reflusso gastroesofageo sembra raddoppiare il rischio di esacerbazioni frequentianche dopo aggiustamento per la storia di riacutizzazione e funzione polmonare.

«L’analisi dei dati dello studio mostra come il decorso della malattia sia estremamente variabile, con circa un terzo dei pazienti che non è andato incontro ad alcuna progressione», dice ancora Vestbo.

La rivalutazione dei riscontri dell’ECLISPE ha accertato anche i fattori di rischio per le modificazioni del FEV1 in 3 anni e la densità polmonare.

«Per il declino del FEV1 il protrarsi dell’abitudine  al fumo di sigaretta e la presenza di enfisema si sono rivelati gli elementi predittivi più forti per la progressione e per quanto riguarda l’enfisema, è stato riscontrato che il peggiormaneto si correlava essenzialmente al sesso femminile e alla persistenza nel tabagismo.

«Questi riscontri hanno importanti implicazioni – prosegue Vestbo -. Lo studio ha portato a una migliore comprensione dell’eterogeneità della BPCO, inclusa la variabilità nel tasso di progressione della malattia. Il trial ha permesso, inoltre, di migliorare la caratterizzazione dei sottogruppi di pazienti, incluso il fenotipo di frequente riacutizzatore rispetto al non frequente riacutizzatore e il fenotipo con infiammazione sistemica persistente. Questi aspetti insieme al riscontro di biomarker utili per prevedere gli outcome permettono una migliore stratificazione dei pazienti e aprono la strada a un management della BPCO sempre più su misura».

Danilo Ruggeri
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