La stimolazione del nervo ipoglosso riduce la gravità della sindrome delle apnee ostruttive notturne (OSAS) e migliora il livello di allerta diurno e la qualità della vita.

E’ il riscontro di uno studio condoto da Patrick J. Strollo Jr  Division of Pulmonary, Allergy and Critical Care Medicine, University of Pittsburgh, Pennsylvania. «Questi miglioramenti documentati utilizzando una tecnologia molto diffusa come quella dei pacemaker, offrono un’alternativa ai pazienti che non sono in grado di tollerare la pressione continua positiva nelle vie aeree (CPAP)».

Strollo ricorda che solo il 50% dei pazienti con OSAS resta aderente alla CPAP e nella maggior parte dei casi le tecniche chirurgiche fino a oggi ideate non si sono dimostrate molto efficaci.  Il ricercatore statunitense ha allora deciso di seguire una nuova via, partendo dall’osservazione che in alcuni pazienti con OSAS i muscoli dilatatori della faringe sono inefficaci. I tessuti e le strutture craniofacciali attorno alle vie aeree faringee possono quindi essere soggetti a una facile collassabilità.

Il team di ricerca ha screenato una popolazione di 929 pazienti utilizzando polisonnografia ed endoscopia durante sonno indotto. Nel corso della procedura endoscopica  sono stati ricecrcati i segni di collasso concentrico completo delle vie aeree retropalatali, in modo da escludere i pazienti con questa caratteristica che li rende non responsivi alla tecnica di stimolazione nervosa. «L’azione primaria della stimolazione è quella di fare spostare la lingua leggermente in avanti», spiega Strollo. «Il collasso concentrico è un indicatore di non efficacia della stimolazione nervosa perché implica un meccanismo di chiusura delle vie aeree che coinvolge non solo la lingua ma anche anche le vie aeree più laterali».

I ricercatori hanno escluso anche i soggetti con BMI superiore a 32 Kg/m2 perchè in questa tipologia di pazienti la tecnica è inefficace. L’analisi finale ha coinvolto 126 pazienti (83% uomini), di età media di 54,5 anni e BMI di 28,4 Kg/m2, tutti con OSAS moderata-severa definita in base all’indice di apnea-ipopnea (AHI) di 15 o più fenomeni apneici o ipopneici per ora. Tutti i pazienti avevano una storia di mancata aderenza alla CPAP ed erano ad aumentato rischio cardiovascolare, cerebrovascolare e di complicanze metaboliche.

Ai pazienti è stato impiantato un sistema di stimolazione nervosa elettronico confezionando una tasca cutanea toracica a livello della regione medio-clavicolare destra e collegando l’elettrodo stimolatore a una branca del nervo ipoglosso, deputata al movimento della lingua in senso postero-anteriore. Il team ha posizionato anche un sensore tra i muscoli intercostali interni ed esterni in modo da sincronizzare la respirazione con la stimolazione del movimento della lingua. Il “pacemaker linguale” era attivato dai pazienti quando andavano a domire e spento al mattino. Lo studio durato 12 mesi non ha avuto un gruppo di controllo. Dopo un anno 124 dei 126 pazienti inclusi cioè il 98% usava questa terapia.

Outcome primario è stato la valutazione del punteggio AHI e il valore dell’indice di desaturazione di ossigeno (ODI), che indica il numero di volte per ora di sonno in cui l’ossiemia cade del 4% o più dal basale. Minori punteggi in queste scale indicano minori episodi di apnea.

Dopo un anno di stimolazione la comparazione dei valori di AHI e ODI con quelli registrati al basale ha dimostrato una riduzione media dell’AHI del 68%, da 29,3 episodi a 9,0 episodi (p<0,001) e dell’ODI del 70%, da 25,4 eventi per ora a 7,4 eventi per ora (p<0,001). Il 66% dei pazienti ha soddisfatto l’end-point coprimario dello studio, rappresentato da una riduzione di AHI di almeno il 50% e di un punteggio AHI inferiore a 20 episodi per ora.

L’outcome coprimario di una riduzione di almeno il 25% nell’ODI è stato raggiunto dal 75% dei pazienti. Come end-point secondari sono state valutate le ricadute della stimolazione sul grado di sonnolenza dei soggetti mediante  il punteggio al Functional Outcomes of Sleep Questionnaire  (che va da 5 a 20 con i punteggi più elevati indice di miglior funzionamento), aumentato da una media di 14,6 al basale a 18,2 (p<0,001) e mediante la Epworth Sleepiness Scale (che va da 0 a 24 con i valori più alti indicanti una maggior sonnolenza), ridottasi da una media di 11,6 a 6,0 (p<0,001).

Il tasso di effetti collaterali gravi legati alla stimolazione nervosa è stato inferiore al 2%. Il 40% ha riferito un discomfort legato alla stimolazione e il 21% una dolorabilità alla lingua, ma la maggior parte di questi effetti si è risolta spontaneamnete nel tempo.

«Questi sono dati molto incoraggianti», commenta Strollo. «Il disegno dello studio non era di sostituire la CPAP  o la BiPAP (pressione positiva a due livelli nelle vie aeree), ma di offrire alternative valide a queste terapie efficaci in pazienti che non riescono a tollerarle e quindi particolarmente a rischio di complicanze legate alle apnee notturne».

Danilo Ruggeri

Patrick J. Strollo, Jr., et al. Upper-Airway Stimulation for Obstructive Sleep Apnea. N Engl J Med. 2014;370:139-149.