Pneumologia

Uso di aspirina durante la ventilazione meccanica riduce il rischio di trombi

Una profilassi con aspirina nei pazienti critici sottoposti a ventilazione meccanica pu˛ ridurre il rischio di trombosi venosa profonda di oltre il 50% rispetto alla tromboprofilassi senza aspirina. Lo evidenziano i risultati di una revisione retrospettiva presentata al congresso CHEST, terminato di recente a Montreal.

Una profilassi con aspirina nei pazienti critici sottoposti a ventilazione meccanica può ridurre il rischio di trombosi venosa profonda di oltre il 50% rispetto alla tromboprofilassi senza aspirina. Lo evidenziano i risultati di una revisione retrospettiva presentata al congresso CHEST, terminato di recente a Montreal.

I ricercatori hanno anche scoperto che la trombosi venosa profonda delle estremità superiori è più comune rispetto a quella delle estremità inferiori, l'opposto di ciò che gli pneumologi vedono normalmente.

Il tromboembolismo venoso è una complicanza comune nei pazienti critici e diversi fattori legati a un ricovero in terapia intensiva sono risultati correlati a un aumento del rischio di tromboembolismo venoso, ha spiegato Ena Gupta, della University of Florida di Jacksonville. Tra questi, vi sono la ventilazione meccanica, l’uso di cateteri venosi centrali, l’ospedalizzazione prolungata, la sepsi e l'uso di alcuni farmaci, tra cui vasopressori, sedativi e paralizzanti.

Il tromboembolismo venoso nei pazienti critici rimane spesso clinicamente silente e può essere facilmente sottovalutato, il che potrebbe avere conseguenze fatali, ha continuato l’autrice, aggiungendo che i regimi consigliati per la tromboprofilassi spesso non riescono a impedire il verificarsi di questa complicanza nei pazienti critici.

Le linee guida più recenti dell'American College of Chest Physicians per la tromboprofilassi dei pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica raccomandano l’utilizzo di aspirina per la prevenzione del tromboembolismo venoso Tuttavia, nelle raccomandazioni per i pazienti non chirurgici si dice che mancano i dati per dare un’indicazione a favore o contro la profilassi con l'aspirina.

"Non si sa se l'aspirina sia in grado di prevenire il tromboembolismo venoso nei pazienti ricoverati nelle unità di terapia intensiva e sottoposti a ventilazione meccanicamente, che rimangono a rischio di tromboembolismo venoso nonostante la tromboprofilassi farmacologica. L’ipotesi da cui siamo partiti era che l'aspirina possa prevenire la trombosi venosa profonda nei pazienti ricoverati in terapia intensiva e ventilati meccanicamente, se aggiunta alla tromboprofilassi farmacologica" ha detto la Gupta.

Per verificare la loro ipotesi, la ricercatrice e i colleghi hanno effettuato uno studio consistito in una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche di pazienti critici che erano stati sottoposti alla ventilazione meccanica per più di 72 ore e anche a un’ecografia venosa per una sospetta trombosi venosa profonda tra il gennaio 2012 e il dicembre 2013.

L'analisi ha riguardato 193 pazienti, con un’età media di 58 anni ed equamente distribuiti tra uomini e donne. Gupta ha riferito che l’82% del campione aveva fatto una tromboprofilassi farmacologica con eparina non frazionata a basso dosaggio, mentre il restante 18% era stato gestito con la compressione pneumatica intermittente. In tutto, 56 pazienti (il 29%) erano stati trattati anche con aspirina, di cui 48 nel gruppo sottoposto alla tromboprofilassi farmacologica e otto nel gruppo gestito con la compressione pneumatica intermittente.

Successivamente, 49 pazienti (il 25,4%) hanno sviluppato una trombosi venosa profonda, di cui 39 nel gruppo sottoposto alla profilassi farmacologica e gli altri 10 in quello sottoposto alla compressione pneumatica intermittente. Inoltre, il 57% degli episodi si è verificato negli arti superiori e nel 67,3% dei pazienti la trombosi è stata identificata nei primi 15 giorni di ricovero.

Confrontando le caratteristiche basali dei pazienti che hanno avuto una trombosi venosa profonda e di quelli che non l’hanno avuta, i ricercatori hanno identificato due fattori importanti. Nel primo caso, i pazienti avevano una probabilità significativamente inferiore di essere stati trattati con aspirina (16,33% contro 33,33%; P = 0,023) o con aspirina più clopidogrel (0% contro 7,8%, P = 0,044). Inoltre, il rischio di trombosi venosa profonda è risultato associato a una maggiore probabilità di avere un catetere alle estremità inferiori (22,22% contro 9,57%, P = 0,033).

L'analisi di regressione multivariata ha evidenziato che i pazienti trattati con aspirina avevano una probabilità di andare incontro a una trombosi venosa profonda del 60% inferiore rispetto ai pazienti non trattati col farmaco (OR 0,39; IC al 95% 0,16-0,94).

Secondo l’ analisi multivariata, il rischio di trombosi venosa profonda non è risultato influenzato in modo significativo dall’età, dal sesso, dal fatto di essere stati sottoposti o meno alla trombroprofilassi chimica, dalla lunghezza del ricovero, dalla presenza o meno di sepsi e dalla presenza o meno di un catetere venoso centrale o di un catetere venoso centrale a inserzione periferica.

L’esclusione dall’analisi dei pazienti non sottoposti alla profilassi farmacologica non ha modificato i risultati in modo sostanziale

Durante la discussione, la Gupta ha detto che il prossimo passo della ricerca sul possibile ruolo dell’aspirina nella prevenzione del rischio di  trombosi venosa profonda dovrebbe consistere nel fare uno studio prospettico e randomizzato per valutare se l'aspirina possa ridurre il rischio di trombosi venosa profonda ed embolia polmonare e valutare anche il rischio di sanguinamenti.

“C’è bisogno di identificare tra i pazienti critici la popolazione target a rischio che trarrebbe il massimo beneficio con il minimo rischio dall’aggiunta di aspirina alla tromboprofilassi. Resta, inoltre, da vedere se altri farmaci antiaggreganti piastrinici potrebbero essere più o meno efficaci dell’aspirina” ha detto la Gupta.

Sulla necessità di fare altri studi ha concordato anche Muthiah P. Muthiah, dello University of Tennessee Health Sciences Center di Memphis, che moderava la sessione in cui è stato presentato il lavoro. "Dovrebbe essere intuitivo che l'aspirina potrebbe prevenire la trombosi venosa profonda, ma abbiamo sempre creduto che l'aspirina potesse prevenire la formazione di coaguli arteriosi ma non di coaguli venosi" ha detto l’esperto, aggiungendo che “i dati sono molto provocatori e bisognerebbe fare studi prospettici in cieco sull'impiego di aspirina per prevenire la trombosi venosa profonda nei pazienti in cui gli altri agenti antitrombotici sono controindicati”.

Alessandra Terzaghi

E. Gupta, et al. Effect of aspirin on prevention of venous thromboembolism in critically ill mechanically ventilated patients. Chest 2015; doi: 10.1378/chest.2243342.

SEZIONE DOWNLOAD