Alla fine, Sanofi Aventis ce l'ha fatta e dopo circa 6 mesi di serrate trattative ha concluso con il management di Genzyme un accordo definitivo per acquisire la biotech di Boston (Massachusetts, Usa) per la somma di 20,1 miliardi di dollari. L'accordo appena siglato prevede l'esborso immediato di 74 dollari per azione e la corresponsione agli azionisti di Genzyme di una ulteriore somma parametrata sulla base della futura performance di vendita di alemtuzumab nella sclerosi multipla, In gergo, questo si chiama contingent value right (CVR).

Ogni azione di Genzyme è stata valutata al prezzo di 74 dollari, il 9% in più dei 68 dollari offerti inizialmente da sanofi. L'azienda francese ha sempre tenuto duro, forte anche del fatto che nessun altro contendente si era fatto avanti.

Il CVR, è un valore mobile, cioè negoziabile in borsa, che scadrà nel 2020. Potrà valere fino a un massimo di 14 dollari per azione, e sarà principalmente correlato alla performance di vendita di alemtuzumab nella sclerosi multipla ma sarà legato anche ai risultati di altri farmaci, come Cerezyme e Fabrzyme.

Quindi, nella migliore delle ipotesi, gli attuali azionisti di Genzyme riceveranno i 74 dollari iniziali più altri 14, per un massimo di 88 dollari per azione. In questo caso, però, andrà bene anche a Sanofi perchè vorrà dire che la perfomance di alemtuzumab nella SM sarà stata ai massimi livelli.

Sanofi sembrerebbe aver fatto un affare. Il prezzo corrisposto per Genzyme equivale a un multiplo di circa 17,6 volte i profitti attesi nel 2011 per la biotech americana, pari a 4,035 dollari per azione, e a 14,4 volte la media dei profitti attesi dall'azienda nei prossimi 3 anni.
Secondo un'analisi della rivista finanziaria Bloomberg, nelle ultime 5 acquisizioni di questo genere, il prezzo pagato dal compratore è stato pari a 36,6 volte i profitti dell'azienda acquisita, un prezzo circa doppio di quello corrisposto da Sanofi. Roche, ad esempio, per acquisire il 44% di Genentech non ancora in suo possesso, nel 2009 ha pagato la somma di 46,8 miliardi di dollari, cioè 95 dollari per azione, che corrispondono a circa 34 volte i profitti di Genentech nei 12 mesi precedenti l'accordo.

L'oggetto del contendere tra le due aziende era alemtuzumab, un farmaco oncologico già in commercio per la cura della leucemia linfatica cronica. ma in fase avanzata di sviluppo per la terapia della sclerosi multipla. In questa indicazione i dati disponibili sono molto promettenti e, oltretutto, ottenuti con una singola somministrazione annuale. Sono già disponibili anche dati clinici a 5 anni.
Alemtuzumab è attualmente oggetto di valutazione in due studi pivotal di fase III noti come  CARE-MS I e II in cui il farmaco è studiato verso interferone beta-1a ad alte dosi in diverse tipologie di pazienti (naive e già trattati). I due studi hanno già arruolato tutti i pazienti e i dati clinici saranno disponibili nella seconda metà del 2011.

Sulla performance di vendita di alemtuzumab in questa specifica indicazione, tuttavia,  le due aziende erano profondamente divise. Genzyme prevedeva vendite annuali al picco di circa 3,5 miliardi di dollari.
Sanofi, molto più conservativa, non andava oltre i 700 milioni di dollari. L'accordo appena siglato estrapola la performance di alemtuzumab e fossa dei parametri che sulla base degli effettivi risultati del farmaco farà scattare dei pagamenti futuri. Chi avrà avuto ragione? La sapremo nel giro di 2-3 anni.

Genzyme è una delle più grandi biotech a livello mondiale, specializzata in farmaci per le malattie rare (Gaucher , Fabry, Pompe). Occupa circa 12.500 persone, tra cui moltissimi ricercatori, e nel 2010 ha generato ricavi per 4,05 miliardi di dollari.

Nel giugno del 2008, a causa della presenza di una contaminazione virale, l'azienda aveva dovuto bloccare la produzione dell'impianto di Allston Landing, una località nelle immediate vicinanze di Boston, nello stato del Massachusetts. Il ceppo virale trovato nell'impianto, il Vesivirus 2117, finora non ha mai causato infezioni nell'uomo ma avrebbe potuto interferire con la crescita delle cellule utilizzate per la produzione dei farmaci biologici.

Questi problemi produttivi, ai quali solo ora si sta ponendo completamente rimedio, hanno determinato una carenza mondiale dei farmaci Cerezyme e Fabrazyme.
Questi fatti, che hanno avuto non poche conseguenze nell'assistenza ai malati di queste patologie, hanno anche profondamente penalizzato il valore dell'azione Genzyme, che dal massimo $83,25 raggiunti nel 2008, prima che scoppiasse il problema, era poi sceso del 43%. L'offerta di Sanofi, nel mese di agosto dello scorso anno, lo aveva poi fatto rapidamente risalire.

Per ridurre al minimo l'impatto della carenza di farmaco sui pazienti, l'Fda e l'Ema hanno accelerato l'approvazione di altri due farmaci simili a Cerezyme e adesso, Genzyme che finora nella malattia di Gaucher aveva lavorato in regime di monopolio, ha già un primo competitor. Nel febbraio del 2010 Shire ha ricevuto l'approvazione per velaglucerase alfa,  già disponibile con il marchio Vpriv.  Presto potrebbe aggiungersi un secondo concorrente, quando taliglucerase alfa riceverà l'approvazione.
Questo farmaco sarà commercializzato da Pfizer che ne ha acquisito i diritti da Protalix, l'azienda israeliana che lo ha sviluppato.

La pipeline di Genzyme contiene farmaci promettenti. Oltre al già citato alemtuzumab sviluppato per la terapia della sclerosi multipla, vi sono mipomersen (capostipite di una nuova classe di farmaci ipolipemizzanti, gli inibitori della sintesi della apolipoproteina B-100) ed eliglustat (malattia di Gaucher).

Sanofi Aventis, invece, è a livello mondiale la quarta più grande società farmaceutica, con vendite che nel 2010 hanno raggiunto i 30,38 miliardi di euro. Come tutte le big parma, però, deve confrontarsi con brevetti che scadono e nuovi farmaci difficili da mettere a punto.
Lo scorso anno, l'Fda ha approvato la versione generica di enoxaparina, un farmaco anticoagulante di sanofi aventis che nel 2010 ha generato vendite annue per 2,8 miliardi di dollari. Nell'ultimo trimestre del 2010, proprio a causa della concorrenza dei generici sul mercato americano, in termini di vendite, il farmaco ha perso il 27% rispetto all'anno precedente.

Alla fine del 2011, invece, in Usa scadrà il brevetto di Plavix (clopidogrel) un farmaco che sanofi commercializza insieme a Bristol-Myers Squibb e che nel 2010 ha generato vendite per 6,895 miliardi di euro, di cui oltre la metà in Usa. In alcuni paesi europei Plavix è già stato genericato.

Ecco perché sanofi stava cercando qualche biotech per incrementare il proprio listino e, soprattutto, per portarsi a casa le competenze per sviluppare nuovi farmaci biologici, che sembrano essere l'El dorado della farmaceutica.  Adesso l'ha trovata ma le due aziende ora dovranno conoscersi e amalgamarsi.