Tumore della mammella: che cosa c'č di nuovo? Pubblicato il Quaderno di PharmaStar sul SABCS 2020

Pubblicato su PharmaStar un nuovo Quaderno speciale, dedicato ai tumori della mammella. Questo pdf multimediale illustra le principali novitą presentate al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2020; tra le pił interessanti, uno studio coordinato dall'Italia che dimostra come la gravidanza dopo un cancro al seno sia sicura, sia per la donna sia per il feto, e i risultati dello studio RxPONDER, che definisce quali donne con tumore HR+/HER2- e linfonodi positivi possono evitare la chemioterapia adiuvante.

Il San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS), giunto quest’anno alla sua quarantatreesima edizione, è l’appuntamento congressuale di punta per gli specialisti di tumore della mammella. Anche quest’anno al meeting sono state presentate novità assolute e importanti conferme per alcuni trattamenti.

I coniugati anticorpo-farmaco
Fra queste ultime, vi sono i risultati aggiornati dello studio di fase 2 DESTINY-Breast01, già pubblicato sul New England Journal of Medicine nel dicembre 2019, e che ha maturato un follow-up ora superiore ai 20 mesi. Il trial ha valutato efficacia e sicurezza di trastuzumab deruxtecan, un nuovo coniugato anticorpo-farmaco (ADC) anti-HER2, in pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo. Proprio grazie ai risultati di questo studio, trastuzumab deruxtecan ha avuto di recente il parere positivo all’approvazione del Chmp dell’Ema per il trattamento di questi pazienti, già trattati con due o più terapie anti-HER2.

Nell’analisi presentata al SABCS, l’ADC ha confermato i suoi benefici, con alti tassi di riposta (61,4%), una durata mediana della risposta di 20,8 mesi e una percentuale di pazienti ancora in vita e non in progressione del 74%.

Un altro studio di cui sono state presentate nuove analisi e che vede protagonista un ADC, sacituzumab govitecan, è lo studio di fase 3 ASCENT, il quale ha fornito dati di conferma definiti da alcuni esperti «impressionanti» sull’efficacia di questo nuovo ADC anti-Trop-2, che nel 2020 ha ottenuto un’approvazione accelerata dalla Food and Drug Aministration sulla base di dati di fase 2 per il trattamento di pazienti con tumore triplo negativo metastatico già sottoposti a trattamenti precedenti.

In particolare, le analisi presentate mostrano che il farmaco offre un beneficio rispetto alla monochemioterapia indipendentemente dai livelli di espressione di Trop-2 e anche nei pazienti con metastasi cerebrali stabili al basale.

Lo studio RxPONDER
Lo studio maggiormente sotto i riflettori, a detta di molti esperti, è stato però lo studio RxPONDER, un importante trial clinico randomizzato nel quale si è valutato l’uso di un punteggio di recidiva (recurrence score, RS, valutato con il test Oncotype Dx) in donne con carcinoma mammario HR+/HER2- in stadio iniziale, con linfonodi positivi, per determinare chi potrebbe tranquillamente rinunciare alla chemioterapia.

Questo studio, ha osservato Virginia Kaklamani, dello University of Texas Health Sciences Center di San Antonio. Kaklamani e co-direttrice dell’incontro, è molto simile allo studio TAILORx, i cui risultati sono stati presentati per la prima volta nel 2018 e hanno cambiato la pratica nelle donne con malattia in stadio iniziale e senza coinvolgimento dei linfonodi. Lo studio RxPONDER, ha detto l’esperta, è un po’ l’equivalente del TAILORx in una popolazione con coinvolgimento dei linfonodi ed è estremamente importante.
Poiché le donne con coinvolgimento linfonodale (da uno a tre linfonodi ascellari positivi) sono a rischio più alto di recidiva, RxPONDER può fornire le informazioni necessarie sulla gestione di questo tipo di tumore al seno, ha suggerito l’esperta.

In particolare, lo studio ha mostrato che tra le donne con carcinoma mammario HR+/HER2- aventi da uno a tre linfonodi positivi, quelle in post-menopausa con un RS non superiore a 25 possono evitare di sottoporsi alla chemioterapia adiuvante e limitarsi alla sola terapia endocrina.

Lo studio CONTESSA
«Un’area di grande interesse è quella dei taxani orali. Per anni si è cercato di averli a disposizione, ma ci si è sempre scontrati con problemi di assorbimento legati all’attività della glicoproteina P e anche problemi di formulazione di questi agenti» ha spiegato durante una tavola rotonda Hope Rugo, dell’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell’Università della California di San Francisco.

Di grande interesse, quindi, è lo studio di fase 3 CONTESSA nel quale si è valutata l’efficacia dell’aggiunta di un nuovo taxano orale sperimentale, tesetaxel, a una dose ridotta di capecitabina, rispetto alla dose approvata della sola capecitabina, in oltre 600 pazienti con carcinoma mammario HR+/HER2- localmente avanzato o metastatico, trattati in precedenza con un taxano.
I dati presentati dimostrano che l’aggiunta del taxano al chemioterapico ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS), con un hazard ratio di 0,716 e un vantaggio di PFS di circa 3 mesi nel braccio trattato con il farmaco sperimentale, che si assume ogni 3 settimane.

«I farmaci orali sono convenienti per i pazienti e, nonostante alcuni limiti, rappresentano, tutto sommato, una rivoluzione nel trattamento dei tumori», ha osservato Kaklamani, aggiungendo che eliminano la necessità di infusioni che richiedono tempo e i relativi accessi in ospedale, nonché dell’inserimento dei port per la somministrazione dei farmaci.

Novità sugli inibitori delle cicline
Un altro tema caldo di cui si è discusso al SABCS 2020 riguarda l’uso degli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK4/6), o inibitori delle cicline, nel trattamento adiuvante della malattia HR+/HER2- ad alto rischio di recidiva. In particolare sono stati presentati nuovi dati di due studi importanti: monarchE e PENELOPE-B.

Nello studio monarchE si è valutata l’aggiunta di abemaciclib alla terapia endocrina adiuvante standard in pazienti ad alto rischio con linfonodi positivi. I primi risultati di questo trial sono stati riportati nel settembre 2020 al congresso della European Society for Medical Oncology e l’esito positivo di questo trial, secondo gli esperti, ha rappresentato il primo miglioramento osservato in questo setting ad alto rischio in oltre 20 anni.

Ora, al meeting di San Antonio, sono stati presentati i risultati dell’analisi finale della sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS), che confermano il vantaggio offerto da abemaciclib, con una riduzione di quasi il 30% del rischio di recidiva di malattia invasiva o decesso nei pazienti trattati con questo inibitore delle cicline in aggiunta alla terapia endocrina rispetto a quelli sottoposti alla sola terapia endocrina.

Uno studio simile, PENELOPE-B, ha avuto invece esito negativo. Il trial ha valutato palbociclib in una popolazione diversa: pazienti con malattia HR+/HER2- ad alto rischio di ricaduta dopo la chemioterapia neoadiuvante, «soggetti a rischio ancora più elevato rispetto a quelli arruolati nello studio in monarchE, ragion per cui sono stati sottoposti alla chemioterapia prima dell’intervento”, ha commentato Kaklamani. Dopo un follow-up mediano di circa 3 anni e mezzo, il trial non ha mostrato alcuna differenza significativa di IDFS nel gruppo trattato con palbociclib più la terapia endocrina adiuvante e quello trattato con la sola terapia endocrina.

Conferme per pembrolizumab nella malattia triplo negativa
Sul fronte del tumore al seno triplo negativo, sono stati presentati nuovi dati dello studio di fase 3 KEYNOTE-355, nel quale si è valutata l’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia di prima linea in pazienti con malattia triplo negativa localmente avanzata inoperabile o metastatica.
Le nuove analisi dimostrano l’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia di prima linea migliora la PFS e altri outcome indipendentemente dal tipo di chemioterapia utilizzata e in tutti i sottogruppi chiave di pazienti.

Studio sulle cellule tumorali circolanti
Infine, occhi puntati su una metanalisi riguardante la dinamica delle cellule tumorali circolanti (CTC), cellule che si distaccano dal tumore primario e si riversano nel circolo sanguigno. Il lavoro indica che una misurazione precoce di tali cellule potrebbe essere un valido strumento per determinare se un trattamento è efficace o meno e il loro numero potrebbe essere una misura prognostica della sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma mammario metastatico.

«Le CTC consentono di valutare come sta andando un trattamento prima di eseguire l’imaging convenzionale, che in genere si richiede tempo, circa 3 mesi, prima di rilevare i cambiamenti», ha spiegato Kaklamani.

I risultati delle CTC possono essere valutati in 3-4 settimane e consentono ai medici di modificare i trattamenti se il loro numero aumenta. Uno studio precedente sulle CTC non aveva mostrato un beneficio clinico di questo strumento in pazienti trattati principalmente con la chemioterapia. Tuttavia, ciò che differenzia la nuova ricerca rispetto agli studi precedenti, ha osservato la Kaklamani, riguarda il fatto che è stato condotto un’epoca diversa, nella quale sono stati introdotti nell’armamentario terapeutico gli agenti mirati.

In questo Quaderno speciale di PharmaStar vi diamo conto di tutti questi studi e di altri ancora.
Buona lettura.

Alessandra Terzaghi


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