Vasculiti, nuovi dati sull'impiego glucocorticoidi in AAV e arterite a cellule giganti #EULAR2026
Dal congresso EULAR 2026 arrivano nuove evidenze sull’impiego dei glucocorticoidi (GC) nelle vasculiti, con particolare attenzione alle vasculiti ANCA-associate (1) e all’arterite a cellule giganti (GCA) (2). I dati presentati a Londra rafforzano l’esigenza di ridurre l’esposizione prolungata a questi farmaci, soprattutto quando non offrono un chiaro beneficio aggiuntivo nel controllo della malattia.
Vasculiti ANCA-associate, dubbi sul mantenimento a basse dosi
Nelle vasculiti ANCA-associate, EULAR raccomanda l’impiego di GC in combinazione con rituximab o ciclofosfamide per indurre la remissione nelle forme a rischio di vita o d’organo, seguito da una progressiva riduzione della dose.
Tuttavia, resta aperta la questione se l’aggiunta di GC a dosi ridotte durante la fase di mantenimento offra un reale vantaggio, senza aumentare i rischi.
A fornire nuovi elementi a questo riguardo è stato uno studio condotto su 171 pazienti trattati in tre centri di riferimento in Grecia, con un follow-up mediano di poco superiore a sette anni. Nel complesso sono stati registrati 65 episodi di recidiva maggiori in 48 pazienti.
L’impiego di rituximab è risultato associato ad un minor rischio di recidive maggiori, mentre una maggiore attività di malattia alla diagnosi è risultata associata ad un rischio più elevato.
Nessuna protezione dai flare, più danno cronico e ricoveri
Stando ai dati presentati, l’impiego concomitante di GC a dosi inferiori a 7,5 mg al giorno non ha mostrato un effetto protettivo contro le recidive maggiori. Al contrario, è risultato associato ad un aumento del rischio di accumulo di danno cronico e di ospedalizzazioni.
Nel presentare il lavoro cl congresso, i ricercatori hanno sottolineato che l’aggiunta di basse dosi di GC alla terapia standard di mantenimento non ha ridotto il rischio di recidive maggiori, ma si è associata a maggiore danno cronico e maggior numero di ricoveri.
Secondo gli autori dello studio, questi risultati suffragano una sospensione più precoce e più decisa dei GC dopo il raggiungimento della remissione nei pazienti con vasculiti ANCA-associate.
Arterite a cellule giganti, verso una definizione di “malattia difficile da trattare”
Un poster presentato al congresso ha proposto, invece, una prima definizione di GCA “difficile da trattare”, analizzando 546 pazienti della French Large Vessel Vasculitis Study Group, tutti classificati secondo i criteri ACR/EULAR 2022 e con almeno 24 mesi di follow-up.
I tre criteri della forma difficile da trattare
La definizione proposta include tre elementi:
- il ricorso ad almeno un immunosoppressore senza possibilità di sospenderlo dopo 24 mesi per persistenza dell’attività di malattia
- l’impossibilità di ridurre i glucocorticoidi sotto i 5 mg al giorno a causa della malattia attiva
- almeno due recidive durante il follow-up
In questa coorte, la GCA difficile da trattare ha riguardato il 9,7% dei pazienti. Questo sottogruppo presentava un fenotipo distinto, caratterizzato soprattutto da coinvolgimento dei grossi vasi, maggiore rappresentanza femminile e difficoltà a ridurre i glucocorticoidi oltre i sei mesi.
Un possibile indicatore già a sei mesi
I pazienti difficili da trattare richiedevano a 24 mesi una dose di mantenimento di GC pari a 8,8 mg al giorno, contro 2,68 mg nei pazienti senza forma difficile da trattare. Inoltre, la dose di GC a sei mesi è risultata predittiva dell’evoluzione verso una forma difficile da trattare nelle donne con vasculite dei grossi vasi.
Secondo gli autori dello studio, identificare precocemente questo sottogruppo potrebbe aiutare a guidare una gestione più specialistica, compresa l’introduzione anticipata di farmaci “glucocorticoid-sparing” quando gli obiettivi terapeutici non vengono raggiunti entro il sesto mese.
Il modello predittivo, però, hanno però tenuto a sottolineare i ricercatori, dovrà essere validato in coorti indipendenti.
Il messaggio clinico
Nel complesso, i dati presentati a EULAR indicano chiaramente che, nelle vasculiti, i GC restano fondamentali nella fase iniziale per controllare rapidamente l’infiammazione e proteggere gli organi, mentre l’esposizione prolungata richiede una valutazione sempre più attenta del rapporto beneficio-rischio.
Per le vasculiti ANCA-associate, il mantenimento a basse dosi non sembra ridurre le recidive maggiori e può aumentare danno cronico e ricoveri. Nella GCA, invece, la difficoltà a ridurre la dose entro sei mesi potrebbe aiutare ad intercettare i pazienti destinati a un decorso più complesso.
NC
Bibliografia
1) Chavatza K, et al. In patients with ANCA-associated vasculitides, low-dose glucocorticoids added to maintenance treatment, does not reduce the risk of major flares and is associated with an increased risk for chronic damage and hospitalization. Presentato a EULAR 2026; OP0229. Ann Rheum Dis 2026; DOI: 10.1136/annrheumdis-2026-eular.B.4083.
2) Dhrif O, et al. Identifying Difficult-to-Treat Giant Cell Arteritis: Results from a French Large Vessel Vasculitis Study Group Cohort. Presentato a EULAR 2026; POS0023. Ann Rheum Dis 2026; DOI: 10.1136/annrheumdis-2026-eular.B.900.

